Nel mio studio a Singapore, non progettiamo visori, progettiamo computer indossabili in testa. La sfida per un designer industriale è che il volto è la zona piú sensibile del corpo umano. Con l’avvento del 2025, la tendenza nella VR (Realtà Virtuale) e AR (Realtà Aumentata) si sta spostando dalla tecnologia ingombrante verso una utilità invisibile.
Il passaggio da “goggles” a “glass”
Stiamo osservando una chiara divergenza nei formati. Per il Cinema Immersivo (il mondo descritto da Carla), stiamo perfezionando i visori leggeri. Qui la tendenza è verso le ottiche pancake, che ci permettono di ridurre la distanza tra occhio e lente, diminuendo quell’effetto di leva frontale che causa l’affaticamento del collo. Ci stiamo muovendo verso tessuti e membrane traspiranti invece della plastica rigida, rendendo la tecnologia piú simile ad attrezzatura da sci di alta gamma e meno ad uno strumento da laboratorio.
L’ascesa delle montature spaziali
Per l’AR, la tendenza è l’uso quotidiano. L’obiettivo è una montatura che pesi meno di 100 grammi. Ci stiamo riuscendo spostando il cervello del dispositivo altrove. Infatti, utilizzando connessioni ad alta velocità con uno smartphone o un modulo tascabile, gli occhiali devono ospitare solo le guide d’onda e i micro-proiettori. La tendenza estetica è il tech-chic: acetati traslucidi e ponti in titanio che nascondono telecamere e sensori LiDAR in piena vista.
Interfaccia uomo-macchina (HMI)
La tendenza piú entusiasmante è la scomparsa dei controller. Stiamo progettando per un input neurale-gestuale. Utilizzando sensori EMG (elettromiografia) in un bracciale o integrati nelle aste degli occhiali, possiamo rilevare piccoli movimenti muscolari. Non si clicca un pulsante; si fa semplicemente il gesto di toccare con le dita nell’aria.
Il verdetto
Il vincitore nella corsa VR/AR non sarà l’azienda con piú pixel, ma quella che padroneggerà l’ergonomia umana, d’altronde, se non è comodo per due ore, non è un prodotto, ma un prototipo. Finalmente, stiamo entrando nell’era in cui la tecnologia scompare, lasciando pieno spazio all’esperienza da vivere.